Negli ultimi decenni si parla sempre più spesso di vigoressia o anoressia inversa, poco conosciuta ma non per questo meno pericolosa dell’anoressia mentale.

Con i termini vigoressia, bigoressia, dismorfia muscolare, anoressia inversa o complesso di Adone ci riferiamo sempre allo stesso disturbo.

Una forma di dipendenza, eccessiva ed ossessiva, dall’esercizio fisico che si manifesta con un’alterata percezione della propria immagine corporea (Dismorfofobia), una preoccupazione esagerata per l’aspetto fisico e il desiderio di aumentare il più possibile la massa muscolare. 

La dipendenza patologica dall’esercizio fisico si manifesta con un atteggiamento ossessivo nei confronti del proprio aspetto fisico e con il bisogno di volerlo modificare aumentando la massa muscolare in modo abnorme senza considerare i pericoli a cui spesso potrebbe andare incontro. Attraverso la palestra e l’uso estenuante dei pesi il corpo diventa “consistente” e dà l’illusione di riempire il senso di vuoto che il soggetto sperimenta, correlato ad un’identità fragile.

Al contrario dell’anoressia in cui la paziente anoressica crede di essere grassa pur essendo magrissima la vigoressia porta il soggetto a vedersi sempre magro nonostante abbia raggiunto una notevole ipertrofia muscolare.

Per tale motivo la vigoressia viene anche definita come anoressia inversa, in quanto presenta sintomi opposti a quelli dell’anoressia mentale ma che denotano una patologia sottostante che riguarda la propria immagine corporea.

L’ossessione è caratterizzata dalla idea persistente di doversi continuamente esercitare e la convulsione si mette in atto durante gli allenamenti, quest’ultimi diventano sempre più intensi e pesanti. Quando il soggetto è impossibilitato ad allenarsi può presentare sintomi di nervosismo, ansia e depressione. Tutto ciò evidenzia un alta correlazione tra tale disturbo e i problemi di natura psicologica e/o psichiatrica.

La vigoressia non deve essere sottovalutata perché non ha nulla a che vedere con un sano stile di vita sportiva e alimentare, chi ne soffre estremizza lo sport e la dieta deprivando la propria vita dalla possibilità di dare spazio a forme di piacere. Infatti, coloro che presentano questa patologia estremizzano la loro visione dello sport, investendo molte ore ad allenarsi, ad assumere alimenti iperproteici e riducendo, invece, il tempo dedicato alla vita sociale. L’allenamento estenuante diventa la priorità assoluta e si mettono in atto restrizioni a volte estreme che intaccano le relazioni affettive, lavorative, penalizzando la qualità della vita.

Le ricerche hanno evidenziato che la mancanza di autostima gioca un ruolo fondamentale nell’origine della vigoressia. In genere, interessa uomini, soprattutto giovani ma anche adulti che praticano sport (uno tra i più frequenti è il body-building). Il quadro clinico si aggrava quando la persona manifesta, nel corso del tempo, gravi sbalzi di umore, chiusura relazionale, difficoltà sessuali e conseguenze organiche negative correlate all’uso e abuso di steroidi.

Questa patologia si trova al limite tra il disturbo dell’alimentazione, il dismorfismo corporeo e il disturbo ossessivo-compulsivo.

In sintesi, gli aspetti che evidenziano tale disturbo si manifestano attraverso il pensiero costante di aumentare la propria massa muscolare allenandosi anche in presenza di infortuni alle articolazioni o ai muscoli;  partecipare a gare di bodybuilding, guardarsi, controllarsi allo specchio e pesarsi. 

Ad un primo sguardo superficiale spesso questi soggetti passano inosservati e non destano preoccupazioni ma se osserviamo attentamente la modalità della loro vita vedremo che l’eccessiva cura di se stessi, la continua attività fisica e la dieta estrema che privilegia cibi iperproteici copre una mancanza di autostima che sembra apparentemente essere compensata attraverso lo sport.

Oggi la nostra società presenta ideali di bellezza e forza proposti dai media che influenzano drasticamente l’aumento di questo disturbo e che spingono sempre più a modelli di perfezione dannosi per la propria salute. Pertanto, riuscire a fermarsi, riflettere e capire di avere un problema potrebbe rappresentare un primo passo utile ad avviare un percorso di guarigione.

Bibliografia

Connel R.W., La crisi della maschilità. Identità e trasformazioni del maschio occidentale, Feltrinelli Editore, Milano, 1995

De Pascalis P. (2013), Quando il fitness diventa ossessione, Il Pensiero Scientifico Editore,

Stagi L. (2008), AnticorpiDieta, fitness e altre prigioni, Franco Angeli, Milano