L’autolesionismo: il “sentire” attraverso il corpo

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L’autolesionismo: il “sentire” attraverso il corpo

Molti sanno cosa significa la parola autolesionismo ma pochi conoscono la vera essenza di questo disturbo.

Con il termine autolesionismo si evidenzia un grande disagio di natura affettiva ed emotiva. Spesso lo troviamo come pratica diffusa tra gli adolescenti che vivono all’interno di famiglie disfunzionali.

L’autolesionismo consiste nell’auto infliggersi il dolore a causa di problematiche psicologiche profonde e irrisolte.

Il più delle volte queste persone ricorrono a tagli sulla pelle, bruciature di sigarette oppure assumendo quantità consistenti di alcol e/o farmaci. Spesso la causa profonda è da ricercare nel forte stress, nell’angoscia e nel senso di colpa che il soggetto prova.

Le forti emozioni che la persona sente, come ad esempio la rabbia, trovano espressione nell’auto infliggersi il dolore, anziché riflettere e comprendere la vera natura dei propri pensieri.

Per questo motivo, l’autolesionismo esprime un forte segnale di disagio ma anche il fallimento della capacità di riflessione, di elaborazione e mentalizzazione. Tutto quello che non può essere pensato viene, così, “agito” nel corpo.

Il più delle volte è presente una difficoltà ad esprimere le proprie emozioni e comunicarle. E comunque, non c’è nell’intenzione dell’autolesionista il desiderio di suicidarsi ma solo quello di sentire dolore, come per coprire attraverso la sofferenza fisica una sofferenza di natura psicologica, più profonda.

Infatti, nel momento in cui la lama entra dentro la carne la persona sente un dolore fisico che copre, solo momentaneamente, un’altra forma di dolore, quello di natura più emotiva. Come se, per qualche istante il dolore potesse “fuoriuscire” attraverso il sangue e trovare una via di fuga.

Si è visto che le persone che soffrono di autolesionismo recano danno a sé stesse in vari modi.
Tra i gesti più comuni con cui gli autolesionisti si producono lesioni, rientrano:

•   I tagli e le bruciature della pelle

•   Le perforazioni tramite punteruoli o strumenti appuntiti simili.

•   Colpi alla testa o al resto del corpo.

•   L’assunzione di prodotto chimici tossici o l’ingestione di grandi quantità (overdose) di farmaci.

•   L’ingestione di grandi quantità di alcol.

Anche il cibo, quando viene utilizzato in modo compulsivo e in grandi quantità, rappresenta una forma di autolesionismo.

Esiste, infatti, un certo legame tra l’autolesionismo e i disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, come per esempio la bulimia e il binge eating. Il cibo viene usato in modo autodistruttivo per placare una tensione interna.

Chi soffre di autolesionismo si ferisce per diverse cause. Da una parte potrebbe essere un modo per ridurre la tensione o i sentimenti negativi, per affrontare le difficoltà relazionali, come modalità autopunitiva dopo errori autopercepiti e infine come richiesta di auto. I comportamenti autolesionistici rappresentano uno dei criteri identificativi del Disturbo Borderline di Personalità e non solo, infatti, si possono riscontrare, anche, in altre categorie diagnostiche (i disturbi d’ansia, la depressione, l’abuso di sostanze, i disturbi alimentari, la schizofrenia e altri disturbi di personalità).

Il trattamento richiede l’intervento di specialisti nel campo della psichiatria e della psicologia. Attraverso un approccio multidisciplinare è possibile risalire all’origine di tale disturbo. Infatti, grazie alla psicoterapia psicodinamica è possibile comprendere il malessere profondo che la persona sta vivendo.

2019-07-22T19:20:22+00:00 22/07/2019|